L’esercizio fisico per le problematiche del rachide

L’esercizio fisico per le problematiche del rachide

A cura di Federica Martelli

Sappiamo ormai tutti quanti che il mal di schiena è il dolore muscolo scheletrico più diffuso, ha infatti una prevalenza di 568 milioni di persone, il che lo rende il principale fattore di disabilità a livello globale, rappresentando la principale causa di disabilità in 160 paesi.

Ridurre il dolore muscoloscheletrico deve essere considerata una priorità clinica e sociale, vista la sua diffusione e impatto , ma anche economica, per i costi sanitari diretti (trattamenti, farmaci, visite) e indiretti (assenze dal lavoro, perdita di produttività, pensionamenti anticipati).

Cosa fare allora?

Esistono moltissimi metodi per contrastare il mal di schiena, come lo stretching, il foam rolling, lo yoga e la rieducazione motoria. Oggi parliamo dello STRETCHING!

È stato dimostrato che lo stretching, attraverso varie tecniche, aumenta in modo significativo l’ampiezza di movimento (ROM) di un’articolazione dopo una singola sessione, così come in modo cronico dopo diverse settimane di allenamento. In particolare, un singolo esercizio di stretching statico non solo influisce sul ROM dell’articolazione interessata, ma ha effetti non-locali, interessando anche le articolazioni non direttamente coinvolte che mostrano miglioramenti, grazie ad un aumento della tolleranza globale allo stretching (cioè, una ridotta percezione del dolore o una soglia del dolore più alta).

Cosa ci dice la scienza?

Gli autori hanno proposto diversi meccanismi attraverso cui lo stretching potrebbe ridurre il dolore:

  • aumento del ROM che porterebbe ad un miglioramento dell’orientamento articolare, riguardante il posizionamento e l’allineamento delle articolazioni (es. anca, bacino, colonna vertebrale) durante il movimento o in postura statica. Un orientamento corretto ridurrebbe di conseguenza le compressioni nervose (es. sul nervo sciatico), prevenendo sovraccarichi compensatori, migliorando la funzione biomeccanica generale
  • riduzione della rigidità muscolare e fasciale, comportando una minor stimolazione dei nocicettori
  • attivazione del sistema nervoso parasimpatico, con effetto rilassante e analgesico
  • aumento della forza muscolare con stretching ad alto volume, che porterebbe ad una maggiore stabilità articolare
  • tolleranza al dolore migliorata localmente e anche in muscoli omologhi controlaterali (effetto crociato).

Anche se le tecniche di stretching sono ancora oggetto di studio nell’ambito scientifico, eseguirlo in maniera costante e duratura è una strategia promettente per ridurre il dolore muscoloscheletrico, grazie ad una combinazione di effetti biomeccanici, neurologici e psicofisiologici.

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