Dimagrimento e resa sportiva: il parere del PT Carlo Ometto

Dimagrimento e resa sportiva: il parere del PT Carlo Ometto

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo affrontato il tema del dimagrimento, cercando di darvi quello che è il nostro parere su uno dei temi sempre molto attuali per chi è nel mondo del fitness.
Quella che voglio darvi oggi è la mia personalissima visione del tema “dimagrimento” in ottica di resa sportiva quindi, partiamo.

Spesso la risposta è “dipende”

La composizione corporea e il peso corporeo rappresentano due aspetti da tenere bene in considerazione per lo sportivo ma non confondiamoci, sono due cose assolutamente diverse. Come già visto nell’articolo, il peso è solo un numero che non è sempre specchio di un calo ponderale poichè influenzato da più fattori (stress, stato infiammatorio, liquidi, massa magra, massa muscolare e massa grassa).

A seconda dello sport in esame, il peso può rappresentare o meno un fattore decisivo; prendiamo ad esempio il pugilato o il sollevamento pesi, sono sport in cui ogni competizione è suddivisa in categorie di peso e di conseguenza il più pesante della categoria -75 e il più leggero della categoria -83 potrebbero differire di qualche grammo sulla bilancia ma chiaramente il più pesante è avvantaggiato nel competere contro un atleta più leggero (soprattutto negli sport di combattimento) quindi l’atleta che pesa 75,1 kg potenzialmente potrebbe trovarsi costretto a confrontarsi con uno di 82,9 kg. Questo ha portato negli anni gli atleti a cali di peso drastici in prossimità della gara e della pesa che nel pugilato è diventato un momento topico prima dell’incontro, a cui gli atleti spesso arrivano disidratati per perdere fino all’ultimo grammo utile. Questi cali di peso sono però dovuti principalmente a perdita di liquidi, parliamo infatti di atleti che hanno ben poco grasso da perdere arrivati a livelli professionistici, spesso a seguito di diete drastiche, saune, o addirittura assunzione di diuretici (doping). Questa è chiaramente un’arma a doppio taglio perchè è un processo molto stressante per il corpo che potrebbe vanificare mesi di allenamento togliendo all’atleta energie utili da spendere durante il match ma resta comunque una pratica molto diffusa poichè il vantaggio di competere nella categoria più leggera è molto alto.

Come nell’atletica

Prendiamo ora come esempio l’atletica leggera: tutte le specialità nelle quali si debba saltare richiedono un rapporto peso potenza molto elevato. Pensate a Gianmarco Tamberi (secondo al mondo nel salto in alto), ogni grammo dei suoi 79kg deve essere spinto sopra un’asticella posta a 2 metri e 32cm. Del peso corporeo non necessario (grasso in eccesso) significherebbe una richiesta di potenza più elevata per portare alla stessa altezza un peso più alto ma a parità di fibre muscolari l’allenamento della potenza ha un limite oltre il quale si potrebbe andare solo aumentando il volume muscolare il che vorrebbe dire altro peso in più. Lo stesso vale per il maratoneta che deve la sua prestazione principalmente alle doti elastiche dei tendini di gambe e piedi più la propulsione muscolare di tutta la gamba. Meno è il peso da portare in giro per i 42 km della maratona meno sarà il  carico articolare e lo sforzo muscolare richiesto e quindi l’atleta sarà più economico nel gesto riuscendo a raggiungere velocità medie più elevate.

Anche nel rugby

Infine ecco un esempio opposto, una percentuale di massa grassa leggermente elevata può non essere un fattore limitante per un giocatore di rugby e anzi rappresenta una protezione per gli innumerevoli urti che deve subire durante allenamenti e partite rendendo una certa percentuale di massa grassa Funzionale allo sport. Capite quindi quanto sia importante per ogni atleta trovare un rapporto ideale tra massa magra e massa grassa che possa essere Funzionale al proprio sport rendendo indispensabile l’attenzione all’aspetto nutrizionale arrivati a un certo livello. 

Abbiamo parlato del dimagrimento anche su YouTube!

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