Dimagrimento e massa grassa patologica: il parere di Riccardo Colangelo

Dimagrimento: quando l’eccesso di massa grassa diventa patologia

Nei precedenti articoli abbiamo parlato di dimagrimento in generale, del beneficio che trova l’atleta nell’avere la giusta composizione corporea e di quanto sia importante monitorare e controllare la composizione corporea nel periodo della gravidanza. Ma a cosa si va incontro quando questo importante aspetto fisiologico non viene controllato? Quali sono le problematiche associate a una composizione corporea scorretta e tendente all’eccesso di Massa Grassa?

Sovrappeso e Obesità

Sicuramente almeno una volta nella vita è capitato a tutti di sentire o di pronunciare almeno uno di questi due termini. Dobbiamo quindi iniziare dicendo che non sono la stessa cosa: l’indice utilizzato in ambito clinico dall’OMS per discriminare le due condizioni è il BMI (nonostante i suoi limiti già discussi in questo articolo). Un BMI compreso fra 25.1 e 29.9 indica la condizione di sovrappeso mentre con un valore di BMI pari a 30 o superiore viene indicata la condizione di obesità, suddivisa a sua volta in 3 classi di gravità: 30-34.9 di BMI classe 1, 35-39.9 di BMI classe 2, BMI maggiore di 40 classe 3.

Le varie condizioni differiscono per la gravità degli aspetti fisiologici caratteristici di questa patologia: in generale, il tutto inizia con la perdita del delicato equilibrio fra spesa energetica (aka allenamento o sedentarietà) e introito calorico (aka alimentazione). L’eccesso di energia introdotta con la dieta e, spesso, con la tipologia di nutrienti con cui viene alimentato l’organismo, porta allo stoccaggio di questa energia nel Tessuto Adiposo Bianco. Le cellule di questo tessuto (Adipociti), hanno la capacità di accumulare questa energia in particolari molecole (Trigliceridi), aumentando la loro grandezza. Fisiologicamente, questa capacità si è evoluta quando, circa 10.000 anni fa, dopo aver cacciato e mangiato, i nostri antenati dovevano “fare scorta” perché non sapevano quando avrebbero fatto il pasto successivo. È una capacità estremamente funzionale perché, nel momento del bisogno (aka allenamento), quest’energia viene rilasciata nel sangue per essere prontamente utilizzata. Se questo non avviene, come abbiamo detto vi è solamente lo stoccaggio e di conseguenza un accumulo di questa energia in eccesso, con una progressiva crescita del volume del tessuto adiposo in tutto il corpo, parallela all’aumento della concentrazione di Acidi Grassi (Colesterolo e Trigliceridi) nel sangue.

È doveroso sottolineare che ci possono essere differenze nei siti di accumulo del tessuto adiposo, dovute alla condizione ormonale, all’uso di farmaci, al corredo genetico, all’epigenetica. Queste differenze influenzano le eventuali complicanze dovute all’obesità: per esempio una condizione di obesità androide (accumulo nella parte superiore del corpo, in particolare nella regione addominale) è accompagnata da un rischio maggiore di sviluppare patologie cardiovascolari, diabete e cancro, mentre una condizione di obesità ginoide (accumulo nella parte inferiore del corpo, in particolare nella regione gluteo-femorale) aumenterà il rischio di problematiche microvascolari, linfedema e lipedema.

Effetti fisiologici dell’Obesità

DISFUNZIONE ADIPOSA

Oltre alle già citate funzioni, il Tessuto Adiposo riveste un ruolo importantissimo dal punto di visto endocrino: produce oltre 50 sostanze bioattive, dette Adipochine, che modulano la funzione del tessuto adiposo stesso e di altri organi (muscolo, fegato, pancreas, reni, gonadi, polmoni). In condizioni di obesità aumenta notevolmente la produzione delle sostanze che hanno un effetto “negativo” e, parallelamente, diminuisce la produzione delle sostanze che hanno un effetto “positivo”. Questo squilibrio viene appunto definito Disfunzione Adiposa e ad esso sono associate altre condizioni particolarmente problematiche che si influenzano a vicenda.

INFIAMMAZIONE

La prima è un aumento dello stato infiammatorio del tessuto adiposo e di conseguenza di tutto l’organismo: l’eccessiva grandezza degli adipociti, infatti, blocca la circolazione sanguigna e linfatica, limitando fortemente l’apporto di nutrienti e l’eliminazione delle sostanze di rifiuto che vengono prodotte nel normale ciclo di vita del tessuto stesso. Questo fa si che ci sia un aumento di produzione di quelle sostanze che servirebbero a “pulire” l’ambiente cellulare: queste sostanze favoriscono l’insorgenza di un processo infiammatorio di lieve entità che, se non viene risolto in breve tempo, diventa cronico e attiva un circolo vizioso che si estende a tutto l’organismo.

STRESS OSSIDATIVO

Chi negli ultimi anni non ha sentito questo termine? Questa condizione è dovuta al disequilibrio fra produzione ed eliminazione di sostanze Ossidanti (ROS), sostanze che sono fisiologicamente prodotte durante il normale ciclo di vita di tutte le cellule dell’organismo e che possiedono un’elevata reattività chimica in grado di danneggiare le cellule stesse e le molecole che le compongono, fino anche al DNA. L’aumento dello stato infiammatorio correlato all’obesità, generando un aumento dell’attività delle cellule, con una maggior produzione di sostanze di rifiuto, aumenta notevolmente la produzione di ROS.

DISFUNZIONE MITOCONDRIALE

Per fronteggiare la produzione di ROS l’organismo è dotato di alcuni meccanismi di difesa, che producono alcune sostanze dette Anti-Ossidanti, posti nei pressi dei siti di maggior produzione di ROS, i mitocondri, le centraline energetiche delle cellule, dove l’energia degli alimenti introdotti con la dieta (o derivante dai depositi adiposi) viene convertita in una forma disponibile e utilizzabile dalle cellule stesse. L’aumento della concentrazione di grassi nel sangue associato all’obesità è in grado di saturare la capacità dei mitocondri di utilizzarli, causando un’eccessiva produzione di ROS (associata a quella dovuta all’infiammazione), che danneggia un po’ alla volta il DNA dei mitocondri stessi, impedendo loro di convertire l’energia peggiorando di conseguenza a ritroso lo stress ossidativo, l’infiammazione, la disfunzione adiposa e il corretto utilizzo delle energie introdotto con l’alimentazione.

INSULINO-RESISTENZA

La disfunzione dei mitocondri innesca una cascata viziosa di reazioni che influiscono negativamente anche sull’utilizzo di un’altra categoria di macronutrienti da parte delle cellule: i carboidrati. Tanto quanto per l’utilizzo corretto dell’energia derivante dai grassi, il mitocondrio è la stazione finale nel processo di utilizzo degli zuccheri, perciò se è disfunzionale causerà un loro accumulo nel sangue. A cascata, l’iperglicemia provocherà un “iperlavoro” di compenso delle cellule che producono insulina (cellule beta del pancreas), con conseguente aumento della produzione di ROS. ROS a cui le cellule beta sono molto suscettibili perché, a differenza delle cellule di altri tessuti, possiedono pochi meccanismi di difesa. Inoltre, i ROS alterano anche la funzione di un’altra struttura cellulare, il Reticolo Endoplasmatico, che è la sede dove vengono assemblate le proteine cellulari (l’insulina per esempio). La disfunzione di questa struttura, oltre ad essere coinvolta nella disfunzione mitocondriale, quando colpisce le cellule beta, causa sia una diminuzione della produzione di insulina che della proteina che permette al glucosio di entrare nella cellula (proteina GLUT-2). Questo non fa altro che alimentare l’iperglicemia e l’iper-lavoro delle cellule beta, il loro stress ossidativo e la progressiva perdita della loro funzione.

DISFUNZIONE ENDOTELIALE

Le cellule delle pareti dei vasi sanguigni (Endotelio Vasale) producono una sostanza, detta Ossido Nitrico, che agisce “rilassando” la muscolatura che riveste i vasi stessi aumentandone il diametro e permettendo al sangue di scorrere più facilmente. In una condizione di stress ossidativo, i ROS si legano all’ossido nitrico, impedendone la funzione, rendendo rigide le pareti dei vasi sanguigni e aumentando lo stress ossidativo e l’infiammazione. Inoltre, l’iperproduzione di alcune Adipochine dal tessuto adiposo contribuisce sia all’irrigidimento delle pareti dei vasi che all’infiammazione. Questa condizione favorisce la comparsa di lesioni sull’endotelio vasale, che da un lato causano un ulteriore processo infiammatorio, dall’altro aumentano la rigidità dei vasi sanguigni.

Ricapitolando

Sovrappeso e obesità sono due condizioni cliniche estremamente insidiose e subdole perché prima di provocare una sintomatologia rilevante richiedono lunghi periodi di esposizione, anche se gli effetti fisiologici descritti in questo articolo hanno un innesco molto precoce. Delle due, quella più semplice da prevenire e affrontare è sicuramente il sovrappeso, anche se spesso viene sottovalutata, principalmente perché le sue implicazioni sono poco note ai più (anche in ambiente medico, purtroppo). Entrambe beneficiano di una strategia di intervento che preveda un aumento della spesa energetica tramite l’allenamento, parallelo a una riduzione (o almeno una normalizzazione) dell’introito energetico tramite l’alimentazione. Per strutturare un cambiamento e attuare una strategia di prevenzione è quindi necessario rivolgersi a professionisti che conoscano a fondo questa problematica e le possibili soluzioni.

Abbiamo parlato del dimagrimento e massa grassa patologica anche su YouTube!

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