Il recupero funzionale della caviglia

Come interagisce l’articolazione tibiotarsica con il sistema posturale?

a cura della Dott.ssa Alessandra Schiavon

Riabilitazione nell’infortunio di caviglia

Le distorsioni di caviglia, assieme a quelle del ginocchio, rappresentano un capitolo importante della traumatologia sportiva acuta, specialmente negli sport come calcio, basket, pallavolo e corsa. Il più delle volte gli infortuni alla caviglia si manifestano durante movimenti in supinazione o inversione (di solito si avverte una sensazione di schiocco nella regione laterale della caviglia) con danni a carico delle strutture del compartimento legamentoso laterale; più raramente sono interessate quelle mediali.

Le strutture anatomiche interessate nelle lesioni laterali, sono i legamenti peroneo-astragalico anteriore, peroneo-calcaneare e peroneo-astragalico posteriore.

È fondamentale stabilire l’entità e il grado di lesione per un trauma distorsivo di caviglia prima di definire il trattamento più adeguato.

Per questo si possono utilizzare:

  • L’esame obiettivo che avvalendosi di test specifici fornisce indicazioni sull’eventuale instabilità meccanica e indirettamente anche sull’instabilità funzionale (legata alla sensazione soggettiva del paziente).
  • Esami strumentali quali:  radiografia standard e dinamica sotto stress (per escludere lesioni ossee tipiche dei traumi maggiori), ecografia (per lo studio dell’apparato legamentoso), ed infine la risonanza magnetica

La riabilitazione nelle distorsioni

Il protocollo riabilitativo da applicare per la prima settimana, dopo la fase acuta, è il P.O.L.I.C.E ovvero protezione dell’arto infortunato, scarico dell’articolazione tibiotarsica (anche con utilizzo di stampelle), ghiaccio locale, compressione con fasciatura ed elevazione dell’arto. 

Nelle fasi successive, gli obiettivi sono:

Fase I: riduzione del dolore e del gonfiore. ci si può avvalere della terapia manuale con linfodrenaggio, bendaggio compressivo e l’applicazione di ghiaccio, in modo da diminuire l’edema, l’ematoma e il dolore. 

Fase II: recupero dell’articolarità. Si possono utilizzare terapie manuali quali il pompage dell’articolazione tibio-tarsica e astragalo-calcaneare, la mobilizzazione passiva dell’articolazione tibiotarsica ed eventuale massaggio decontratturante dei muscoli della gamba.  Inoltre risultano fondamentali gli esercizi di stretching specifico dei muscoli della gamba. A seconda del dolore si possono ancora utilizzare una o due stampelle.

Fase III: recupero stenico. In questa fase si possono utilizzare anche macchinari per il recupero della fitness aerobica, purché a basso impatto sull’articolazione lesionata, come la cyclette. Si effettua un lavoro di rinforzo dapprima isometrico ed eventualmente con resistenza elastica, in seguito si prosegue di rinforzo concentrico ed eccentrico dei muscoli della gamba responsabili dei movimenti dell’articolazione della caviglia.  A scopo preventivo è molto utile lavorare  anche sui muscoli del core e  gli stabilizzatori di bacino (in particolare i glutei) per ridurre il rischio di re-infortunio.

Fase IV: recupero della propriocezione. Il programma prosegue con la progressione propriocettiva su tavole e percorsi in bipodalica, monopodalica e avanzata, eventualmente anche con balzi su tappeto elastico, camminata veloce sul tapis roulant, fino ad arrivare gradualmente alla corsa in linea retta. Si inseriscono percorsi con andature particolari, ad esempio su talloni, sulle punte, sul bordo interno, sul bordo esterno, all’indietro, eccetera. Nei programmi di allenamento è consigliabile introdurre esercizi propriocettivi e di equilibrio attraverso percorsi su pedane instabili, percorsi con ostacoli, eventualmente anche su superfici sconnesse.

Fase V: recupero dei gesti sport specifici. Si tratta della fase finale di riatletizzazione del paziente, in cui si lavora insieme al preparatore sul campo sportivo. Il fine ultimo è di tornare allo stato pre-infortunio tramite esercizi fondamentali tecnici specifici in base al tipo di sport svolto dal paziente, 

Prevenzione

La prevenzione assume un valore fondamentale per evitare la comparsa di instabilità cronica ed il rischio di recidive. Di seguito, alcuni degli ausili da riservare ad atleti affetti da instabilità cronica della caviglia:

Bendaggi funzionali: l’utilizzo di un bendaggio funzionale tipo “taping”, da applicare prima di allenamenti ha un’efficacia dimostrata, in  particolare nel basket e nel volley. 

Cavigliere: trovano indicazione  specialmente in atleti affetti da instabilità cronica, anche se non sempre tollerate.

Plantari:in caso di presenza di piede cavo-varo, correlato e rischio di recidiva di distorsione di caviglia, si può valutare la prescrizione di solette plantari personalizzate, che favoriscono la corretta distribuzione del peso corporeo in condizioni statiche e dinamiche.

Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Evolve Training Solutions srls

Direttore Sanitario: Dott. Giovanni Piran Via Luigi Cadorna, 2 35020, Albignasego (PD) P.Iva 05143880283

Scrivici su WhatsApp